Assemblea
IAML-Italia 1997
(Roma, Conservatorio S. Cecilia, 1-2 dicembre 1997)
a. Relazione del Presidente. Sono presenti rappresentanti di biblioteche musicali o settori musicali di biblioteche generali di diversa appartenenza amministrativa, pubbliche e private. Apre l'assemblea il Presidente Agostina Zecca Laterza salutando Gianni Lazzari, bibliotecario della Camera attivo da anni nell'Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e presentando lo stato dell'associazione. Grazie agli sforzi degli ultimi anni la IAML-Italia coinvolge oramai non più soltanto singoli individui ma un gruppo consistente di bibliotecari musicali, categoria comunque di per sé assai ristretta di professionisti inseriti nel mondo bibliotecario. Per meglio definire il proprio ruolo in ambito nazionale - sino ad ora limitato al rappresentare in Italia l'Associazione Internazionale delle biblioteche musicali (IAML) - la IAML-Italia desidera entrare in relazione con l'Associazione Italiana Biblioteche riproponendo a livello nazionale il rapporto esistente tra la IAML internazionale e la Federazione internazionale delle associazioni bibliotecarie (IFLA). La IAML-Italia si propone come punto di riferimento ogni qual volta l'AIB si trovi ad occuparsi di problemi specifici della musica, come accadde già nel 1979 quando alcuni bibliotecari musicali furono chiamati a elaborare l'Appendice musica delle norme RICA; bibliotecari che non a caso già allora facevano parte della Iaml, e sono stati tra i pochi bibliotecari musicali iscritti e attivi in collaborazioni anche con l'AIB. Per la IAML-Italia risulterebbe invece molto opportuno potersi appoggiare all'AIB per riuscire a rendere visibili in un ambito più grande quei problemi che i bibliotecari musicali da soli non riescono a rendere evidenti non si dice in un'aula parlamentare, ma talvolta neanche ai propri diretti superiori. Per questo si è ritenuto opportuno inserire nell'assemblea la discussione sul Codice deontologico del bibliotecario, recentemente approvato nell'assemblea dell'AIB di Napoli a fine ottobre: la parola passa quindi a Gianni Lazzari per illustrare il Codice deontologico del bibliotecario che viene quindi discusso e approvato dall'assemblea (vedi oltre).
Il presidente riprende quindi la parola per illustrare le attività concluse a partire dalla precedente assemblea (Napoli maggio 1996), premettendo come il ruolo di presidente sia da lei inteso come semplice tentativo da parte di un bibliotecario di raccogliere altri colleghi in un'associazione internazionale, in cui l'Italia rappresenta oggi una piccola entità. Le attività svolte sono state molte se si tiene conto del fatto che sono ancora poche le persone impegnate attivamente: l'impegno più importante, e particolarmente pesante per chi vi ha partecipato, è stata l'organizzazione del convegno internazionale dalla IAML/IASA, tenutosi a Perugia nel settembre 1996. Al convegno hanno partecipato circa 400 bibliotecari provenienti da oltre 30 paesi: è stato un grande successo, oltre che un convegno eccezionalmente lungo perché accompagnato da un precongresso e un post-congresso della IASA; l'organizzazione ha visto impegnati principalmente Massimo Gentili-Tedeschi e Federica Riva, mentre il presidente ha gestito le pubbliche relazioni. La partecipazione dei soci italiani da noi coinvolti è stata alta: i loro contributi vengono ora raccolti in un volume, la cui preparazione è stata di recente affidata a Licia Sirch.
Successivamente la IAML-Italia ha individuato nella formazione e nell'aggiornamento professionale uno dei principali compiti da assolvere, anche per estendere l'impegno nel definire e diffondere le norme di catalogazione della musica che di fatto alcuni bibliotecari, tra cui Massimo Gentili-Tedeschi e Agostina Zecca Laterza, hanno assunto già da anni a livello individuale, vivendo - dalla stesura dell'Appendice musica della RICA ai progetti iniziati come 'Giacimenti culturali' nel 1987 - il passaggio dalla catalogazione cartacea a quella informatizzata. Grazie al contributo della Regione Lombardia l'associazione ha organizzato a Bergamo nel giungo di quest'anno il corso Catalogazione e gestione del patrimonio librario musicale a stampa e manoscritto e dei documenti sonori cui hanno partecipato oltre 60 bibliotecari provenienti da tutta Italia (vedi oltre). Il terzo impegno attuato dall'associazione è stata la partecipazione al Salone della musica di Torino (16-21 ottobre 1997), con l'allestimento di uno stand. In un salone prevalentemente dedicato alla musica leggera e al suo mercato discografico, la nostra presenza ha affiancato quella di altri istituti o festival di musica classica, di associazioni regionali, rappresentando un settore quasi anomalo rispetto all'intera manifestazione. Per i bibliotecari il Salone rappresenta comunque una notevole occasione di aggiornamento sulla produzione editoriale e discografica italiana e un'occasione di contatto con gli editori musicali; esso offre all'associazione anche l'opportunità di organizzare un incontro pubblico. Mentre al Primo Salone nel 1996 ci sembrò opportuno presentare il progetto di convenzione tra Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero dei Beni culturali per la diffusione di SBN nelle biblioteche musicali - progetto di fatto poi sospeso a causa del ricambio del personale direttivo avvenuto all'interno dell'Ispettorato per l'Istruzione artistica e del quale si auspica la ripresa - quest'anno è stato organizzato un incontro con gli editori musicali per discutere i problemi della documentazione e distribuzione dei materiali a noleggio (come partiture d'opera o musica contemporanea) che le biblioteche non riescono a rendere disponibili allo studio e la cui reperibilità dipende essenzialmente dalla disponibilità dell'editore di andare incontro alle esigenze di musicisti e studiosi al di là del noleggio a fini di esecuzione (vedi oltre). La relazione si conclude con l'invito a coloro che fossero interessati ai temi proposti di mettersi in contatto diretto con l'associazione che volentieri accoglie ulteriori spunti di riflessione ed esigenze dei propri soci.
Per finanziare l'attività ordinaria si propone di istituire una quota d'iscrizione per i convegni sull'esempio di quanto realizzato da altre associazioni professionali; un prezzo basso per i materiali di lavoro prodotti e distribuiti dall'associazione e si ricorda che iniziative di una qualche portata debbono avere una propria fonte di finanziamento.
Si discutono alcune proposte alternative presentate dall'assemblea:
A conclusione della discussione si delibera di proporre al direttivo un aumento della quota nazionale nella misura di L. 120.000 per le istituzioni e di L.70.000 per i privati e si approva il bilancio consuntivo 1996 all'unanimità.
PoichÈ cariche internazionali sono attualmente ricoperte nel gruppo italiano dal segretario e dal tesoriere il Presidente invita l'assemblea ad eleggere due persone diverse da Massimo Gentili-Tedeschi e Federica Riva.
All'osservazione di quanto sia importante la vicinanza fisica di coloro che fanno parte del direttivo (Grande) si obietta che la vicinanza non è fondamentale (Gentili, Laterza) e che il direttivo ha bisogno di cambiare metodo di lavoro passando da un lavoro quotidiano tipico da 'direttivo permanente' ad una programmazione che consenta all'associazione di compiere un salto di qualità organizzativo: in tal senso un apporto dall'esterno è sicuramente di aiuto (Riva). Si dà quindi lettura dello statuto ricordando che: i membri del direttivo votanti devono essere quattro; il tesoriere è rieleggibile oltre il secondo mandato; non vi è ostacolo ad allagare il direttivo a membri privi di diritto di voto; eventuali modifiche allo statuto devono essere comunque presentate almeno sei mesi prima dell'assemblea ordinaria che le valuta. Preso atto che oltre ai membri del direttivo uscente si avanza la candidatura di Marcoemilio Camera, definito che il nuovo candidato andrà a sostituire il segretario uscente (Gentili) l'assemblea vota e approva all'unanimità il nuovo direttivo cosÏ composto: Agostina Zecca Laterza (presidente), Pietro Zappalà (vice-presidente), Marcoemilio Camera (segretario), Federica Riva (tesoriere), Massimo Gentili-Tedeschi (membro con carica nella IAML internazionale presente senza diritto di voto e privo di incarico specifico). L'assemblea da mandato per avviare la procedura di variazione dello statuto in merito all'ampliamento del direttivo di diritto ai soci con cariche nella IAML internazionale.
Scuola di Paleografia e Filologia musicale, Cremona (Università di Pavia): E' allo studio un corso di formazione per bibliotecari con specializzazione in musica: patrocinato dalla Regione Lombardia con l'ausilio della Comunità Economia Europea, rivolto a disoccupati o inoccupati, con requisito di ammissione diplomati in Beni culturali, laureati, diplomati in Conservatorio con scuola media superiore quinquennale, della durata di due semestri. L'iniziativa sarà divulgata tramite un indirizzo di posta elettronica e possibilmente da una pagine web: si chiede la collaborazione alla diffusione della notizia (Zappalà). Istituto per la ricerca sul teatro musicale (IRTeM, Roma): Il Consiglio Internazionale Musica (CIM) dell'Unesco - composto di comitati nazionali, associazioni internazionali, tra cui la IAML e da istituti scelti dal CIM stesso sulla base della loro importanza e del lavoro svolto - nel 1997 ha accolto per la prima volta due associazioni italiane, entrate a farvi parte in maniera diretta: Donne in musica di Patricia Adkins Chiti e l'Istituto di ricerca per il teatro musicale. Nella recente riunione CIM a Roma l'IRTeM ha proposto l'ampliamento ai documenti audiovisivi e ai documenti cartacei manoscritti di un progetto per la salvezza dei documenti sonori e dei documenti cartacei a stampa. bandito dall'Unesco. Il CIM ha accolto la proposta che patrocinerà presso l'Unesco: si chiede di sostenere l'iniziativa anche presso la IAML internazionale, vista l'estrema necessita di conservazione del patrimonio, in Italia e nel mondo (Marinelli). Emilia Romagna: si intende indire un incontro tra bibliotecari musicali per una giornata di informazione sulla catalogazione informatizzata, a cura di Gianmario Merizzi e Federica Riva, che faccia seguito ad una prima riunione tenutasi due ani fa presso il Conservatorio di Parma (Riva) Si ricorda infine la necessita di una più attiva partecipazione dei soci alle singole attività della IAML-Italia (Salvi): tra i lavori immediati di cui farsi carico vi è la realizzazione degli atti di queste giornate di lavoro per far sì che una voce unitaria dei bibliotecari musicali sia presente nell'ambito della riforma dei Conservatori come per sostenere il lavoro quotidiano di ciascuno di fronte alle difficoltà presentate dai vari ambienti di lavoro (Riva).
In merito al lavoro interno al gruppo Rilm si fa presente che: la biblioteca del Conservatorio di Milano ha procurato una stampa dei titoli italiani entrati di recente in biblioteca, garantendo così per essi l'identificazione e la reperibilità; si è valutato come la bibliografia presente nella rivista Le fonti musicali in Italia possa essere un utile riscontro ma non possa essere utilizzata come punto di riferimento, anche a causa del costante ritardo con cui esce la rivista; il numero di schedatori è in aumento grazie alla collaborazione con la Scuola di Paleografia musicale di Cremona e all'impegno di due docenti del corso di Musicologia del Conservatorio di Milano; Pietro Zappalà garantisce la collaborazione alla stesura degli abstract provenienti dalla Scuola di Paleografia e Filologia musicale di Cremona, alcuni prodotti tramite incarico conferito ad una studentessa bilingue. Gabriele Rossi, che tra i primi ha sperimentato con il gruppo Rilm di New York la procedura informatizzata, ricorda che i titoli inviati nello scorso anno dall'Italia al Rilm sono 337, benché alla sede centrale ne risultassero solo 87 e garantisce il proprio impegno a partire dal gennaio 1998; Federica Riva conferma la propria disponibilità a rappresentare comunque, in caso di necessita, il gruppo Rilm ai convegni internazionali e a collaborare nel tenere le pubbliche relazioni sia in Italia che all'estero. Nelle discussione che segue si sottolinea come la produzione degli abstract delle tesi universitarie sarà in futuro facilitata in quanto l'università stessa li richiede al momento della consegna della tesi di laurea (Laterza) e che, una collaborazione diretta con gli editori (Sala) pur essendo auspicabile non otterrà più che la descrizione bibliografica (Laterza).
Per collaborare al Rilm si richiede oggi la capacità di eseguire correttamente un abstract in italiano, traducendo almeno il titolo in inglese, utilizzando possibilmente il computer. Per assumere l'incarico di coordinatore e presentare la domanda di finanziamento al CNR per l'intera ricerca, è necessario avere presente che: il lavoro è di notevole entità, la carica non è retribuita e richiede competenza specifica, buona conoscenza dell'inglese, buona pratica di lavoro e competenza informatica; è importante inoltre avere capacità gestionali di una ricerca scientifica, che consentano di individuare nuovi finanziamenti e di ideare forme di convenzione con Università o altri enti per aumentare il risultato della ricerca senza gravare di costi la sede centrale, alla quale dovrebbe restare l'onere finanziario del coordinamento. Si ricorda che la presenza italiana nel Rilm è comunque assai inferiore al necessario, ed è attualmente circa la metà di quanto prodotto dalla Francia. Si accettano volentieri proposte e candidature.
L'approvazione del Codice deontologico e di altri strumenti normativi, avvenuta nell'assemblea generale di Napoli (30 ottobre 1997) segue quella dello statuto, approvato in un precedente congresso, e completa un iter di rinnovamento istituzionale avviato da tempo nell'AIB. La riflessione sul Codice deontologico va dunque inquadrata in un contesto più generale e si fonda sostanzialmente sulla presunzione, che l'AIB ha sempre avuto e che i bibliotecari hanno sempre avuto, di veder riconosciuta la professione, puntando ad ottenere un riconoscimento giuridico certo e fondato che oggi non esiste. Il punto più alto di questo impegno fu la presentazione di un disegno di legge per l'istituzione dell'albo professionale dei bibliotecari, che si collegò all'impegno dell'Associazione nei confronti delle istituzioni, delle università, per il riconoscimento del titolo di studio, per la definizione dei curricula e per ogni iniziativa che potesse affermare la dignità professionale del bibliotecario, con tutto ciò che ne deriva anche in termini di concorsi e di status. Purtroppo le crisi politico istituzionali dell'ultimo decennio hanno impedito il raggiungimento di un traguardo spesso sentito come vicino; si è dovuto ricominciare da capo più volte, finche si è capito che la strada prioritaria da percorrere in un mondo orientato verso la delegificazione, il superamento degli impacci burocratici e lo snellimento amministrativo non era più quella, soprattutto in un momento in cui la Camera era affollata da una vera fioritura di proposte da parte di altre categorie professionali.
Dall'attuale tendenza alla delegificazione deriva anche l'attribuzione alle associazioni professionali di un compito istituzionale vero e proprio molto più pregnante che nel passato: gli ordini professionali potrebbero reggersi non più per norma di legge ma per autocertificazione della relativa associazione professionale, come si delinea nella proposta di legge del Comitato nazionale esecutivo (Cnel) ora in elaborazione e rispondente ad una direttiva europea. Questo sta a dire che l'AIB da associazione privata - che accoglie i bibliotecari convinti di doversi impegnare in un'associazione per migliorare la propria professionalità e per contribuire al miglioramento del servizio - si configurerebbe come un'associazione con compiti giuridicamente riconosciuti, compiendo così un evidente salto di qualità. L'obiettivo da raggiungere è quello rappresentato dal modello inglese, per il quale la Library Association certifica e dà il marchio di qualità addirittura ai corsi universitari.
In questo quadro, insieme al nuovo statuto e alle regole di comportamento del socio, da tempo l'AIB si è posta il problema di dotarsi di un codice deontologico per garantire ancor più la professionalità dell'associazione e dei suoi iscritti, sull'esempio delle associazioni bibliotecarie di altri paesi e per colmare un ritardo della nostra nazione. Inoltre l'AIB intende porsi come interlocutore rappresentativo dell'universo delle biblioteche e dei bibliotecari in un paese come l'Italia in cui manca un referente istituzionale certo e unitario per le biblioteche a causa della nota frammentazione amministrativa esistente. Se infatti il Ministero per i Beni Culturali è un'autorità per le biblioteche pubbliche statali non lo è, se non in maniera indiretta e da un punto di vista più professionale che giuridico, per il mondo delle biblioteche di ente locale, delle biblioteche pubbliche, delle biblioteche speciali e via dicendo. Il Codice quindi, pur essendo un regolamento interno dell'AIB, viene proposto come punto di riferimento deontologico al mondo dei bibliotecari.
L'elaborazione del Codice ebbe inizio alla conferenza di Roma nel 1994, dove venne redatta una prima bozza di lavoro poi affidata ad alcuni soci - tra cui me stesso in qualità di probo viro - per essere perfezionata. Il lavoro è consistito nel confrontare le proprie riflessioni con quelle dei colleghi e con i codici deontologici esistenti da tempo in altri paesi (cfr. AIB notizie, nn. 10/94). Si evidenziarono due ordini di indicazioni che furono definiti come 'Doveri verso l'utente' e 'Doveri verso la professione'. Molto interessante fu constatare come la prevalenza di uno dei due aspetti sull'altro fosse in relazione alla situazione più o meno evoluta dei servizi bibliotecari: nei paesi più sviluppati vi è molta più attenzione alle tematiche interne della professione mentre (e non poteva che essere così) nelle situazioni meno evolute vi è una maggiore attenzione al dovere di servire l'utente e alla razionalizzazione a al miglioramento dei servizi. Pur rientrando l'Italia sicuramente in questa seconda tipologia, si tentò di evidenziare in uno schema articolato entrambe le tipologie di doveri.
In seguito la questione fu discussa al Congresso AIB di Brescia nel 1995 dove non si giunse ad una votazione finale: vi furono invece degli approfondimenti cui seguirono i rinnovi delle cariche associative e si creò quindi la necessita di ridiscutere il codice all'interno degli organi rieletti (comitato esecutivo, presidenze regionali, coordinatori). In un mio editoriale nel Bollettino AIB (n.1/1997) esposi la necessita e l'urgenza di concludere la discussione.
Si è giunti così, dopo una lunga istruttoria, all'approvazione avvenuta all'unanimità nell'assemblea di Napoli nell'ottobre scorso. Rispetto alla bozza iniziale il testo approvato ha aggiunto una terza tipologia di doveri che può anche essere considerata pleonastica ripetendo concetti già individuati nelle due categorie precedenti, ma che si decise di recepire. Si tratta di un'ulteriore specificazione di doveri verso il documento e l'informazione.
Il codice approvato a Napoli all'unanimità è un documento molto schematico, ma non poteva che essere così. Nella premessa si dichiara apertamente che il codice deontologico è un codice etico, non è un codice disciplinare o legislativo, non ha quindi alcuna cogenza giuridica ma ha un valore morale. Nel momento in cui il bibliotecario si afferma come professionista egli fa una specie di giuramento di Ippocrate nei confronti della propria professione. Il Codice è valido per i membri dell'AIB, che, come abbiamo visto, si definisce garante anche per le realtà esterne. Esso è anche lo statuto dell'autonomia della professione, nel momento in cui o attraverso l'istituto dell'albo professionale o comunque dando certezza alla propria professionalità, rivendica l'autonomia della nostra disciplina professionale.
I doveri verso l'utente sono doveri di servizio, di libertà, di democrazia: questi concetti sono ripetuti spesso, come è tipico dei codici anglosassoni e si esplicano nel rifiuto di ogni censura o discriminazione per sesso, per razza, per condizione sociale, per fede religiosa; così come si sottolinea che l'informazione deve essere obiettiva, imparziale, non pregiudicata dai condizionamenti ideologici, politici e culturali del bibliotecario stesso; così come va garantita la riservatezza dell'utente, dei percorsi di ricerca, delle informazioni fornite. Il punto 1.7 considera dovere verso l'utente anche l'impegno associativo o politico, inteso naturalmente non nel senso di 'partitico', ma in quello di presenza del bibliotecario nei confronti dei servizi da fornire e più in generale nei confronti del diritto all'informazione: poiché il servizio bibliotecario è considerato istituto di democrazia, ecco che l'impegno per il miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza del servizio è da ritenersi a sua volta un dovere o servizio verso l'utente.
Il secondo gruppo di doveri comprende i doveri verso se stessi e verso la professione e il concetto di fondo è in qualche misura un'affermazione di orgoglio professionale. Il bibliotecario deve onorare la propria professione, deve considerare il proprio lavoro una professione, che ha un fondamento scientifico e che necessita di formazione e di aggiornamento. Non solo la formazione è quindi un dovere morale ma anche il continuo aggiornamento, il saper cioè gestire servizi adeguati alle esigenze di completezza, di correttezza, di adeguatezza dell'informazione che va fornita. In questo gruppo rientrano anche i doveri nei rapporti tra i colleghi: in quanto si fa parte di una comunità è la comunità dei bibliotecari ad essere impegnata verso gli utenti e verso la professione e a garantire determinati indirizzi.
Nel punto tre, esplicativo e rafforzativo dei postulati del codice, si approfondiscono da un diverso punto di vista le stesse considerazioni. Il concetto che il bibliotecario si impegna a promuovere la valorizzazione e la tutela dei documenti e delle informazioni è in qualche misura già riassunto nella formula dell'impegno per il miglioramento dei servizi, ma è qui più esplicitamente riferito proprio al documento. L'impegno a garantire la trasmissione della conoscenza attraverso la razionale organizzazione dei documenti significa - più chiaramente e più semplicemente - fare bene il proprio mestiere e gestire con consapevolezza la propria responsabilità di conservare e di trasmettere un patrimonio culturale. Voglio richiamare, a questo proposito, le cosiddette 'Tesi di Viareggio' discusse dall'AIB nel suo congresso nel 1987, in cui si riaffermava che la funzione di conservazione non esaurisce il ruolo e la funzione di una biblioteca, che ha invece un proprio ruolo e una funzione all'interno del mondo dell'informazione. Si afferma cioè che la biblioteca o il centro di documentazione sono fondamentalmente dei sistemi informativi, i quali hanno tra le loro funzioni non solo quella della documentazione - come è più evidente nelle biblioteche speciali - ma anche quella della conservazione e della tutela, come è evidente nelle biblioteche di conservazione.
Infine come nei paragrafi precedenti si è affermato l'impegno a favorire l'associazionismo professionale, così nell'ultimo punto si sottolinea la necessita di promuovere l'integrazione dei servizi e dei sistemi al di là della barriere organizzative, geografiche o istituzionali. Come ho accennato nella premessa questo concetto è particolarmente vero ed evidente nella nostra situazione nazionale. La frammentazione amministrativa, l'essere il mondo delle biblioteche un mondo policentrico con tante istituzioni e tanti centri di gestione diffusi sul territorio richiede una cooperazione effettiva, un'integrazione dei servizi e una capacità di rispondere alle sfide e ai bisogni informativi dell'utenza nella globalità del sistema.
L'AIB pubblicherà ora in un volumetto il codice insieme a tutte le norme secondarie dell'associazione. La discussione di cui esso è frutto è stata ampia e approfondita, forse fin troppo. In essa non abbiamo mai avvertito la presenza di punti di vista radicalmente diversi, ma si è trattato di un approfondimento e di una socializzazione di questi temi attraverso gli strumenti istituzionali dell'associazione, i gruppi di studio, le commissioni, le sezioni regionali, le assemblee. Se la IAML-Italia vorrà far proprio il Codice ciò significherà procedere nella precisa direzione di sentirsi parte di una stessa comunità indipendentemente dalle specificità professionali, dalle amministrazioni di appartenenza, e anche dalle tipologie dei servizi erogati. Significherà riconoscere che dietro la propria specificità esiste un'idea comune e una cultura professionale comune che, se riaffermata, diventerà una garanzia e una tutela per tutta la professione.
Presidente: Quanto illustrato da Giovanni Lazzari si collega perfettamente a quanto esposto nel corso della tavola rotonda Titolo di questa mattina. La maggior parte dei bibliotecari musicali nei Conservatori non ha possibilità di esprimersi non solo perché ha il proprio stato giuridico è quello di docente - e quindi in ciò pari a tanti altri docenti - ma perché il mancato riconoscimento della professione fa sì che il bibliotecario non goda di alcun tipo di autonomia nell'ambito dell'Istituto in cui opera. Dare dignità alla professione risulta quindi fondamentale per veder riconosciuta la nostra responsabilità nei confronti della biblioteca e della sua gestione ed è quindi necessario che la professione stessa sia sentita da tutti come tale e che ciascuno abbia la coscienza di essere un professionista, un bibliotecario, altrimenti non si avrà mai la forza per potersi imporre (a meno di non godere di grandi fortune). La prima caratteristica o qualità necessaria per imporsi è la propria capacità professionale: una volta affermata sarà difficile essere tacitati o non essere presi in considerazione nell'ambito dell'istituto di cui si è parte.
Il commento è stato incentrato sulla discussione dei punti 1.6, 1.2 e 3.3 del Codice. Sulle prime l'approvazione del Codice risulta essere assolutamente pacifica, quasi un atto dovuto, che può essere rafforzato nei fatti iscrivendo la IAML-Italia all'AIB (Massimo Gentili-Tedeschi). Alla richiesta se questo codice sia il primo prodotto dall'AIB in tale direzione (Sirch) il Presidente ricorda che l'impegno dell'AIB nel creare un albo professionale nacque soprattutto a tutela di quei bibliotecari il cui ruolo è definito solamente dal livello impiegatizio e che rischiano quindi di essere spostati da un settore all'altro dell'amministrazione di appartenenza - come spesso capita negli enti locali - senza alcun legame effettivo con la professione. Il modello inglese citato da Lazzari corrisponde ad un concetto molto alto di professione, dal quale l'Italia è oggi ancora molto lontana. In quel modello è infatti l'associazione professionale a stabilire l'ammissibilità di una persona all'esercizio della professione tramite certificazione, rilasciata solitamente ad un laureato in biblioteconomia che abbia concluso almeno un anno di tirocinio nel tipo di biblioteca in cui intende andare a lavorare. poiché i disegni di legge presentanti dall'AIB negli ultimi anni non sono andati in porto si è ritenuta superata la richiesta di un albo definito per legge - in un momento in cui si arriva a chiedere l'abolizione dell'ordine in altre categorie professionali - ritenendo piuttosto opportuno produrre almeno un codice etico, quale primo passo verso un nuovo modo di concepire il riconoscimento della professione. Nel caso del bibliotecario specializzato, si dovrà attestare la presenza di una doppia professionalità, come è nella tradizione del nostro paese dal secolo scorso. Nel momento in cui fu creato il posto di bibliotecario per i Conservatori di Roma, Milano e Napoli, negli anni ottanta dell'Ottocento, al bibliotecario fu richiesta la doppia professionalità di storico della musica esperto in biblioteconomia, e non a caso a quel posto corrispondeva uno stipendio molto più alto di quello attribuito al docente di Storia della musica incaricato della conduzione della biblioteca. Sarebbe già molto per noi riuscire a riaffermare oggi almeno uno di questi concetti: siamo dei bibliotecari, dopodiché possiamo anche stabilire di essere bibliotecari musicali. Ecco perché ci sembra importante aderire al codice deontologico, affiliare la IAML-Italia all'AIB e incentivare tutte le iniziative che possono derivare da questa collaborazione tra associazioni.
Si riflette quindi sull'importanza di approvare il punto 1.6, in quanto la nostra tradizione attesta con quale facilità il bibliotecario musicale-musicologo si trovi in posizione di conflitto di interessi (Gentili-Tedeschi). All'osservazione di quanto sia comunque importante lo studio per il bibliotecario (Sirch) il Presidente richiama l'attenzione sulla seconda parte del punto 1.6, ricordando come il conflitto di interessi nasca qualora si dedichi il proprio orario di servizio allo studio anziché alla gestione della biblioteca, danneggiando così la funzionalità della biblioteca stessa, come provano oggi purtroppo diversi casi. poiché conferma indiretta di ciò si ha dal fatto che l'assemblea odierna avrebbe potuto essere più frequentata (Zappalà), si individua come impegno prioritario ed etico la necessità di operare attivamente per divulgare tra i colleghi sia il Codice, sia le attività dell'associazionismo professionale, mirando a colmare la distanza esistente tra la minor consapevolezza dei bibliotecari musicali e quella più profonda dei bibliotecari generali (Grande). L'invito è senz'altro accolto con favore vista anche l'obiettiva difficoltà esistente nel serrare le fila di una categoria esigua ma sparsa sul territorio nazionale: anche il frequentare le locali sezioni AIB può aiutare a consolidare il senso di appartenenza ad una comunità scientifica (ne è riprova il fatto che alcuni colleghi, impossibilitati a partecipare alla nostra assemblea, hanno seguito in quella sede il dibattito sul codice deontologico); ed è sicuramente un'ottima forma di collaborazione individuale con l'associazione l'impegnarsi a sensibilizzare gli altri colleghi operanti nella propria regione (Riva).
Nel commentare il punto 3.3 (integrazione cooperativa dei sistemi informativi) si pone l'accento sulla necessità di essere coscienti di come gli interessi economici coinvolti nel processo di informatizzazione delle biblioteche possano non coincidere con l'interesse della professione: è dunque importante avere un principio guida che consenta di operare scelte professionali valide e in tal senso acquisisce significato l'impegno ad abolire le barriere per la diffusione dell'informazione (Riva).
Segue quindi la lettura integrale del testo che viene ulteriormente commentato al punto 1.2 manifestando dubbi sulla possibilità di agire in indipendenza rispetto alle proprie idee, come può essere nel caso di voler acquisire, una volta scelti i libri per l'utenza, anche testi di interesse personale del bibliotecario (Sirch). Il Presidente replica che, sebbene sia necessario saper operare delle scelte - come il non comprare o il non catalogare libri che non corrispondano al tenore della biblioteca - è opportuno però che il bibliotecario metta a disposizione tutto ciò che l'utenza richiede, anche se personalmente può non essere d'accordo con la richiesta; il punto 1.2 sottolinea però soprattutto che non sia messa in discussione la disponibilità del patrimonio conservato.
All'osservazione di come sia difficile avere ampi obiettivi di lavoro a fronte di un orario di servizio di dodici ore (Pugliese) si ricorda che simile questione è stata sollevata anche nell'assemblea AIB di Napoli, dove è stato fatto presente che il codice etico, prescindendo dall'inquadramento amministrativo del singolo, afferma la professione aldilà dei problemi sindacali derivanti dall'inquadramento amministrativo (Riva). Il dibattito si chiude con la votazione del Codice deontologico, approvato con un voto di astensione, e con il pronunciamento a favore dell'iscrizione da parte di IAML-Italia all'AIB, approvato all'unanimità.
Presidente: Al corso Titolo (Bergamo, date) hanno partecipato circa 60 bibliotecari provenienti da diverse parti d'Italia, rappresentanti biblioteche pubbliche appartenenti a tipologie amministrative diverse. Da esso sono emerse esigenze specifiche in merito alla catalogazione dei documenti sonori, cui si darà risposta sia con la distribuzione di materiali a coloro che ne hanno fatto richiesta, sia incentrando su di essi parte cospicua del prossimo corso. La IAML-Italia intende infatti ripetere l'esperienza: per il 1998 è stato anche ottenuta l'autorizzazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione a norma del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro della scuola, che prevede la reiterazione del corso incentrato sulla formazione all'uso di SBN non solo per i bibliotecari ma anche per i docenti delle scuole secondarie superiori e inferiori.
La formazione professionale è di competenza delle regioni, che allo scopo possono attingere anche ai contributi della Comunità europea; per essere quindi presenti sul territorio nazionale si ritiene che l'associazione debba decentrare l'organizzazione dei corsi di formazione e rivolgiamo l'invito a tutti i soci affinché, individuate le esigenze di formazione, cerchino un contatto con gli enti locali, con l'obiettivo comune di diffondere la professionalità nel nostro settore, mentre l'associazione si riserva il ruolo di garante scientifico con il preciso vincolo di andare incontro alle esigenze locali. Su questa linea e in conseguenza del corso di Bergamo sono già sorte nuove iniziative. Negli Abruzzi l'Istituto nazionale tostiano ha richiesto la collaborazione della IAML-Italia per coordinare le forze presenti sul territorio al fine di censire e catalogare i fondi musicali della regione, organizzando un corso di quattro giornate rivolto a giovani aspiranti bibliotecari, attraverso il quale diffondere anche la metodologia e l'esperienza già fatta in altre regioni. In Piemonte è risultata viva la richiesta da parte dei bibliotecari generali dei settori musicali per la catalogazione dei documenti sonori: abbiamo avuto diversi contatti con i colleghi nella regione e speriamo che anche qui si possa avviare presto una qualche forma di collaborazione.
Nell'ambito dell'assemblea sono state fatte presenti le difficoltà dei singoli bibliotecari a partecipare alle iniziative (assemblee, convegni). L'associazione si impegna a cercare di ottenere per esse il riconoscimento pubblico, in maniera che le spese possano essere affrontate dagli enti e non dai singoli. Il Ministero della Pubblica Istruzione, ad esempio, dispone di diversi fondi per la formazione professionale che potrebbero servire a incentivare la presenza dei bibliotecari alle attività di aggiornamento organizzate dalla propria associazione professionale (Laterza). Si ricorda come sia importante che il riconoscimento sia poi effettivo in tutti gli istituti e non si creino equivoci, come il ricevere la visita del medico fiscale pur avendo presentato domanda di congedo per la partecipazione al convegno, come accaduto in occasione del convegno di Firenze (Pugliese).
La disponibilità dei materiali a noleggio e delle opere non a stampa: un incontro con gli editori
All'incontro organizzato dalla IAML-Italia al 2. Salone della musica (Torino 20 ottobre 1997), coordinato da Alberto Basso presidente della Società Italiana di Musicologia, hanno partecipato il compositore Gilberto Bosco, gli editori Sonzogno, Ricordi e Rugginenti e alcuni bibliotecari. Pur avvenuto in quasi totale assenza di pubblico (15 persone), il dibattito ha individuato la disponibilità comune a realizzare un progetto che agevoli i tempi della consultazione e della distribuzione dei materiali a noleggio anche oltre il fine esecutivo, fornendo un servizio ai musicisti e agli studiosi. Si è inoltre affrontato il problema della documentazione della musica contemporanea acquisita ma spesso non pubblicata dagli editori. In un'indagine effettuata da Paola Calderone, studente del corso di Musicologia nel Conservatorio di Milano è emerso che la biblioteca dell'istituto, detentrice del diritto di stampa nell'ambito della regione Lombardia, conserva solo una bassa percentuale delle musiche scritte dai compositori presenti nell'istituto come docenti. I motivi del mancato funzionamento del diritto di stampa vanno dalla macchinosità delle trafile burocratiche al mancato adempimento da parte dei tipografi. Nel caso della musica contemporanea si aggiunge l'ulteriore difficoltà che essa è diffusa dagli editori tramite la riproduzione in eliocopia del manoscritto, come tale non viene considerata 'pubblicata' e quindi non vengono adempiuti i compiti previsti dalla legge sul deposito legale degli stampati. Nel dibattito è emerso anche che gli editori non dispongono di una metodologia per documentare quanto acquisito: delle circa 300 composizioni acquistate da Ricordi negli ultimi due anni solo una quarantina sono state pubblicate e le altre sono di difficile reperibilità sia per lo studio sia per l'esecuzione. La biblioteca del Conservatorio di Milano ha quindi chiesto direttamente ai docenti di donare una copia delle proprie composizioni, richiesta volentieri accettata, ritenendo la collaborazione con l'istituto in cui operano un elemento utile per raggiungere musicisti interessati ad eseguire le proprie composizioni. Si è appreso che infine la casa Ricordi usa pubblicizzare le nuove composizioni in una limitata cerchia di esecutori professionisti o di organizzazioni musicali, inviando copia delle nuove composizioni in omaggio.
Nella discussione seguita al resoconto dell'incontro di Torino sono stati messi in luce il tema della tutela delle composizioni musicali, sia nei confronti dell'opera a stampa sia della sua esecuzione, e quello della riproducibilità di un'opera. La tutela dell'integrità dell'opera contro i possibili plagi o le possibili contraffazioni editoriali avviene tramite la SIAE che può intervenire bloccando le vendite; ad essa spetta la distribuzione dei diritti dell'autore, calcolata a percentuale sulle vendite effettuate dall'editore ai librai (eccetto i resi, forma che peraltro non esiste più); più difficile è eseguire il controllo delle esecuzioni effettuate ovunque nel mondo. La SIAE per altro non ha alcuna funzione rispetto al problema della documentazione del pubblicato, e le opere ivi depositate sono inaccessibili; notizia di quanto pubblicato in Italia si ha piuttosto attraverso il Bollettino della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per cui ciò che sfugge alla documentazione è il deposito delle opere manoscritte, quindi tutta la musica contemporanea magari anche eseguita ma mai stampata, che rappresenta la maggior parte delle opere depositate presso la SIAE. (Sala, Laterza, Zappalà, Camera, Amato).
In tema di riproducibilità delle opere a stampa si è chiesto in quale forma sia possibile per la biblioteca derogare dalla regola generale che impedisce la riproduzione, consentendola solo su microfilm per motivi di studio e selezionando così di fatto la richiesta. Si chiede inoltre se sia regolamentata la possibilità teoricamente illimitata di riproduzione di un'opera offerta dalla tecnologia (es. scanner), il cui uso consente al tempo stesso la conservazione evitando l'uso del documento originale (Biblioteca nazionale di Firenze).
Per la musica esistono due leggi contrastanti: la prima consente la riproduzione della musica ad uso di studio, proprio riconoscendone la difficile reperibilità (legge 22 maggio 1993, n. 159); la seconda è inerente il prestito che viene ammesso per i libri ma negato per la musica (Legge 16 novembre 1994, n. 685, art. 69); in realtà il mercato è talmente piccolo che non si può tenere conto di queste indicazioni. A differenza delle biblioteche nazionali, le biblioteche dei conservatori prestano la musica ai propri docenti e agli studenti con mallevadoria del docente; gli utenti possono quindi riprodurre nel primo negozio dietro l'angolo il libro ottenuto in prestito. Anche se il bibliotecario ricorda loro il divieto a riprodurre la musica in commercio per non danneggiare l'editore né l'autore., di fatto è impossibile effettuare un controllo su ogni pezzo che va in prestito. Per altro il 90 % del materiale che si fotocopia nelle biblioteche dei conservatori, a differenza della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, è materiale fuori commercio da anni oppure, come nel caso della musica contemporanea, non si trova in commercio, in quanto nel giro di due anni sparisce dai negozi. Nel caso di molti compositori, come ad es. Chopin, la copiatura di un'edizione ottocentesca non danneggia alcuno, mentre si danneggia l'editore copiando una revisione da poco pubblicata. A regola si dovrebbe chiedere l'autorizzazione all'autore per consentire la riproduzione dell'opera, ma la realtà è più complessa e comprende anche editori che adottano la politica commerciale di riprodurre edizioni altrui. Recentemente la Biblioteca del Conservatorio di Milano ha ricevuto la copia dovuta di una collana di musiche per organo dell'Ottocento di un editore italiano che si è limitato a riprodurre edizioni possedute dalla biblioteca stessa, scegliendo le composizioni edite da editori ora scomparsi, riproducendo i testi tramite scanner ed eliminando ogni indizio dell'edizione precedente, come i numeri di lastra, aggiungendo un nuovo frontespizio e, senza citare minimamente la provenienza dell'opera, commercializzando questa specie di ristampa anastatica come fosse una propria edizione (Laterza).
Anche nell'Università un controllo sugli studenti che eseguono le fotocopie per conto proprio risulta impossibile (Zappalà). Nonostante le salatissime multe che sono state comminate anni fa alle copisterie attive attorno alle Università è evidente che il sistema ha bisogno oggi di essere modificato: probabilmente è necessario che gli editori riescano a gestire diversamente il rapporto commerciale. Un'ipotesi già allo studio prevede che i diritti dell'editore vengano riscossi a monte, ponendo una tassa sulle macchine di riproduzione (fotocopiatrici, scanner) e costituire così un fondo che vada a compensare proporzionatamente l'editore delle copie eseguite: il sistema di calcolo dei diritti non è semplice ed infatti è allo studio da anni essendo un problema mondiale. Altra via perseguibile prevede l'immissione delle partiture in rete e la loro accessibilità a pagamento (Laterza).
Negli anni settanta la biblioteca dell'Università di Bologna ha acquistato delle partiture manoscritte appartenute al direttore d'orchestra René Leibowitz; sul materiale in qualche caso si trova il timbro 'Proprietà dell'editore': la biblioteca sarebbe tenuta a renderlo all'editore? è possibile che a suo tempo il direttore avesse avuto il permesso di trattenersi il materiale? (Merizzi). Effettivamente esso andrebbe restituito all'editore, o almeno così si comporta la biblioteca del Conservatorio di Milano che riceve spesso doni da musicisti, come gli ospiti della Casa Verdi. I fondi appartenuti a musicisti orchestrali o a direttori d'orchestra contengono sempre parti di proprietà degli editori: spesso farebbe comodo tenersele in quanto si tratta di materiale non in commercio, ma bisognerebbe perlomeno arrivare a trattenerle raggiungendo un accordo con l'editore, promettendo di non consentirne mai la fotocopiatura, come avviene per le tesi di laurea, che possono essere soltanto studiate ma non riprodotte (Laterza).
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